martedì 22 marzo 2016

Video del "Victoria and Albert Museum" di Londra

Link al video del Victoria and Albert Museum:

https://www.facebook.com/victoriaandalbertmuseum/videos/10153779246313880/

"In the 1940s, Paul Strand visited Luzzara in the North of Italy. Here, he took some of his most famous photographs of a small community surviving in post-war Italy. Martin Barnes, our senior curator of photography revisits some of the locations found in Strand's book of the Luzzara project, Un Paese."

giovedì 17 marzo 2016

Ottobre 2015: la vetrina di Pepino

Pepino ritratto da Gianni Berengo Gardin

mercoledì 16 marzo 2016

Teatro Sociale di Luzzara - Dal diario di Riccardo Cagnolati

Fonte: Biblioteca Maldotti Guastalla

"La volta di questo atrio era molto bassa, perciò pensai di innalzarla con un lavoro arioso, leggero e di stile floreale, allora tanto in voga. Quattro ritratti di larghezza naturale completavano il lavoro con foglie di quercia e di alloro: Vittorio Alfieri, Carlo Goldoni, Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi. E proprio mentre stava esalando l'ultimo respiro il grande musicista, io iniziavo il suo ritratto per poi dipingerlo sulla volta."

lunedì 14 marzo 2016

Luzzara, novembre 2014

Fotografia di Paolo Losi

domenica 13 marzo 2016

La campagna di Russia: Mario, 17° Reggimento artiglieria Div. Sforzesca


Nel giugno del 1942 eravamo già in Russia. Attraversando paesi e città arrivammo fino al Don. 
In agosto subimmo un forte attacco dai russi: ci eliminarono due reggimenti di fanteria. Li tenemmo e resistemmo con l’artiglieria. Con i cannoni sparavamo a cinquecento metri, vedevamo il nemico: è stato un macello.
Dopo l’attacco le altre truppe italiane ci derisero; ci avevano dato il soprannome di Divisione “Cicai”, che vuol dire “che scappa”. Un soprannome ingiusto perché quella forse fu una delle prime serie offensive che i russi condussero contro le nostre truppe. Avevamo tre delle loro divisioni contro di noi, che per fare una loro divisione ce ne volevano tre delle nostre, e quindi era come se avessimo avuto nove divisioni schierate contro.
Tornavamo indietro un poco alla volta. Facevamo cinquanta metri, ci fermavamo a sparare, e poi altri cinquanta metri di ritirata. Avevamo un capitano molto bravo e non saliva in macchina fino a che l’ultimo soldato non aveva preso posto sul camion. Abbiamo fatto così fino a quando sono arrivati i rinforzi, e noi ci siamo staccati.
Sul Don rimanemmo fermi fino al 17 dicembre.
Il primo che vidi congelato fu un mio compagno che rientrava dalla guardia. Quando venne dentro al rifugio sotterraneo, notando qualcosa di strano, gli chiesi cosa avesse sul naso. Lui se lo toccò e saltò via la punta. Capitava anche con la parte superiore delle orecchie.
Dal 17 dicembre – giorno in cui cominciammo a ritirarci - fino ai primi di gennaio 1943 camminammo nella sacca e ne uscimmo per merito degli alpini e dei bersaglieri. Durante la ritirata – gli ultimi giorni – fummo avvistati da una “Cicogna” tedesca. L’aereo da ricognizione atterrò e l’ufficiale ci disse che non eravamo più in grado di combattere. Eravamo stravolti dalla fatica, dal gelo, dalla morte, dalla fame, non eravamo neanche più armati. Il pilota ripartì, ma tornò il giorno dopo per comunicarci che stavamo andando verso le linee russe. Strappò un pezzo di carta topografica e con dei cerchietti segnò le nostre posizioni e quelle del nemico, indicandoci con una freccia dove dovevamo andare.
Lì morirono in tanti a causa dei camion obbligati a fare inversione sulla pista (nelle vicinanze i campi erano minati). Tanti soldati che erano fuori, aggrappati, furono stritolati; chi cadeva a terra veniva schiacciato.
Quando dico che là sono successe delle cose che nessuno può immaginare… Io sono stato fortunato.
Ci portammo nel punto indicato dalla freccia. Nella notte i tedeschi e gli alpini combatterono contro i russi e fecero un varco: noi passammo di lì, eravamo una colonna enorme.
Appena fuori (dalla sacca) sentimmo gli altoparlanti e i megafoni dire che chi non era più in grado di camminare doveva mettersi da parte per aspettare le autoambulanze. Ma io non ero tranquillo e dissi ai miei amici: “Cominciamo ad andare.”
La notte stessa l’Armata Rossa fece un contrattacco – per loro la nostra fuoriuscita era stata uno smacco, perché quando facevano le sacche i tedeschi di russi non ne usciva neanche uno – e tanti soldati italiani furono presi ancora.
Quando dico che sono stato fortunato…
Mi ricordo che dentro alla sacca arrivammo in un posto come i Valgher (Vergari), dove c’erano delle stalle e delle case di campagna. E tutti lì stremati che si fermavano. Tra me e me ero convinto che non ci avrebbero lasciato in pace (eravamo troppi, tutti ammassati) e andai a svegliare i miei amici dicendo loro: "Ve via, ve via c’andom! A sa sluntanom da cal sit che!"
"Ma no, cat gnes an cancar, ma lasam star!" mi rispondevano, ma fecero a modo e mi seguirono, anche se erano stanchi, sfiniti.
Infatti, la notte stessa – eravamo già distanti come da qui (via Piave) alla “Muntada” (Montata di Terzi) – sferrarono un attacco i carri armati, i partigiani russi, le truppe regolari: un macello. "Avete visto che siamo già fuori dai guai" dissi ai miei compagni.
Dopo, nel camminare, passammo su un piccolo ponte su un fiumiciattolo, come il Po vecchio per intenderci. Come fummo lontani cento metri il ponte saltò in aria, era minato. Forse eravamo protetti da Dio.
Il freddo era tale da penetrarti gli occhi per poi uscire dalla testa. Le lacrime che scendevano dopo qualche centimetro erano già dure, gelate.
Se venivi fatto prigioniero era una brutta cosa. Dato che l’accerchiamento era molto largo, i primi prigionieri italiani in grado di guidare un camion vennero utilizzati come autisti. Tra questi, quelli che si rendevano conto che a poca distanza c’eravamo noi, mollavano l’autocarro per raggiungerci. Ci raccontavano com’era il trattamento riservato a chi veniva catturato, ed è per questo che avevamo paura e facevamo in modo di andare sempre avanti, camminando, camminando, per evitare di essere presi.
Una volta vidi un ufficiale, un maggiore, che di fronte ai soldati stava facendo un discorso: "Che soltanto ne uscisse uno per raccontare in Italia la tragedia che stiamo vivendo…"
E dentro di me pensavo: "Ma ön, e san sun mia me?"
Mi piaceva anche sdrammatizzare.
Un giorno notai un nostro autocarro con tanta gente intorno. C’era su un sergente della mia batteria. Con un “manaren” in mano rompeva delle forme di grana. Lo chiamai e riconoscendomi me ne lanciò un pezzo. Era da tanto tempo che non mangiavo e non riuscii a masticarne più di due boccate. Mi si era seccato tutto, la gola, le riserve, e questa roba così salata… Lo misi nel tascapane per mangiarlo dopo.
Fuori dall’accerchiamento si entrava dentro le case. Ci accoglievano e ci aiutavano con una grande umanità, che non so se noi saremmo in grado di fare lo stesso.
Una volta una donna, vedendo che ero pieno di pidocchi – quelli del corpo, che causano il tifo petecchiale – mi fece togliere la divisa e me la fece bollire, stendendola poi vicino alla stufa per farla asciugare.
Lungo la strada davo spesso delle manate nella neve per bagnarmi la bocca; ci erano venute delle croste sulle labbra e ricordo una grande sete, un’arsura dentro il corpo. A volte nelle abitazioni russe trovavamo un po’ di patate crude, ma è di una cattiveria la patata cruda.
Una volta ci trovammo in tanti, tutti in piedi in una camera - mi è capitato mille volte, come si vede nel film “I girasoli” - quando all’improvviso “a ma scapa da pisar”. Appena fuori sentii il fischio delle pallottole che mi passavano vicino. "Quel cecchino mira a me," mi dissi, e feci in fretta a fare i miei bisogni.
Gli ufficiali del mio gruppo erano quasi tutti dell’Emilia: Modena, Piacenza, Parma. Quando c’era un po’ di tregua mi piaceva stare con loro. Li conoscevo tutti personalmente, ero in confidenza perché facevo il sarto e quando avevano bisogno di sistemare un colletto rosicchiato o un polsino intervenivo io. Una volta eravamo in una balka – ci eravamo fermati perché eravamo convinti, di lì a poco, di morire o di essere fatti prigionieri - quando un ufficiale cominciò a piangere: "Se mia moglie e mia figlia sapessero che sono messo in questo modo morirebbero dal dispiacere."
Nel momento in cui un altro ufficiale gli diede due schiaffi per far sì che si riprendesse, arrivarono dei colpi di mortaio che scoppiarono vicino a noi, nella neve e nel ghiaccio, ma non mi colpirono.
Ricordo gli aerei che passavano a mitragliare la colonna. Cominciavano dalla coda fino alla testa, a bassa quota. Imparammo a correre, ad aprirci, a sparpagliarci buttandoci giù a terra, perché l’apparecchio, quando si abbassava, seguiva una sola direzione e non si spostava più. E dopo, quando era finita, provavi a muoverti un po’, ed eri contento quando realizzavi di non essere ferito.
Partimmo con la divisa di panno grigio-verde. Nell’equipaggiamento avevamo anche le fasce gambiere, strisce di panno che noi soldati ci avvolgevamo tra la scarpa e il ginocchio. Ma fermavano la circolazione del sangue e col freddo che c’era erano pericolose. Più avanti ci diedero dei gambali di feltro, ma non a tutti i reparti, solo ad alcuni. Gli scarponi erano di bassa qualità, di cuoio autarchico.
Ma si può che un soldato non abbia la maglia! Avevamo solo un farsetto a maglia grigio-verde che mettevamo sopra la camicia (non sotto), per coprire un po’ tutto. E poi la disorganizzazione che c’era, non è che funzionasse tutto bene.
Non ero mai tranquillo, pensavo sempre, sempre. Pensavo sempre a cosa era meglio fare per me e i miei compagni. Forse era forte in me lo spirito di conservazione.
Fui testimone di tanti atti di coraggio. C’era un tenente, un ufficiale richiamato non di carriera, che per sfortuna sua era piccolo come me, senza capelli, balbuziente, brutto, con la divisa da soldato. Ma nonostante l’apparenza, nei momenti difficili, di paura e incertezza, venivano fuori il suo coraggio e la sua intelligenza. Eravamo accerchiati dai russi e a volte non si sapeva proprio dove andare. Insieme a tre, quattro volontari lui partiva, stava via due giorni in perlustrazione e poi tornava sempre con la soluzione migliore. Era un fenomeno.
Mio padre morì che avevo sette anni, lui ne aveva trentatre. Una notte sul fronte, tra veglia e sonno lo vidi, lo sognai per la prima volta, non mi era mai capitato prima. Ricordo che in sogno mi disse: "Dovrai passare dei brutti momenti, però ce la farai."
Fu così che mi destai all’improvviso e incominciai a vestirmi in tutta fretta. Dopo dieci minuti suonò l’allarme e cominciò la ritirata.
Sono sempre stato convinto che da lassù qualcuno mi proteggesse.

Testimonianza di Mario Micheli

mercoledì 9 marzo 2016

Teatro Sociale di Luzzara - Lo statuto del 26/1/1913


Statuto - Regolamento della Società Teatrale di Luzzara, approvato definitivamente dalla stessa nella sua Assemblea Generale straordinaria del 26 Gennaio 1913.

TITOLO I.
Dell'origine e costituzione della società.
 
Art. 1. - La Società Teatrale di Luzzara trae origine e costituzione dal Rogito in data 1 Giugno 1813 del Notaro Crema Giovanni di Luzzara. Mediante il detto atto venne acquistato un fabbricato rustico per costruirvi l'attuale Teatro. Così si formò la Società Teatrale composta allora di 16 azionisti, ora di 42.
 
TITOLO II.
Della proprietà del Teatro.
 
Art. 2. - La proprietà del Teatro Sociale di Luzzara e delle sue fabbriche, accessori e pertinenze risiede nella Società dei Palchettisti di qualsiasi ordine iscritti, e che in futuro si iscriveranno in proporzione del prezzo stabilito per ciascun palco nella primitiva istituzione e del rispettivo canone annuale. I mobili però ed arredi interni staccati ed infissi dei palchi appartengono alla proprietà privata.
 
Art. 3. - Non potrà essere membro della Società Teatrale chi non è proprietario di un palco. La proprietà si acquista e si perde nei modi fissati dalle Leggi civili vigenti all'epoca del relativo trapasso.
 
Art. 4. - Nel caso pervenisse ad uno la proprietà, ad altro il godimento del palco, l'adempimento degli obblighi del palchettista saranno durante l'usufrutto a carico dell'usufruttuario che si sarà, come tale, fatto iscrivere nell'apposito registro della Società.
 
Art. 5. - Presso la Segreteria della Società verrà tenuto il Registro per le intestazioni e successive volturazioni dei palchettisti al nome del proprietario o usufruttuario, coll'indicazione dei relativi titoli di possesso. Qualunque nuovo proprietario od usufruttuario di un palco, dovrà entro un anno dal relativo acquisto far eseguire in suo nome la volturazione nel Registro su detto in difetto di che non potrà intervenire alle adunanze, né aver diritto al voto né a farsi rappresentare.
 
TITOLO III.
Dell'organizzazione interna.
 
Art. 6. - La Società convocata in seduta generale nel modo fissato dal titolo seguente determinerà su tutti gli oggetti di massima riguardanti l'economia, l'amministrazione e le discipline del Teatro.
 
Art. 7. - L'Assemblea dei palchettisti nominerà una commissione composta di un Presidente, e di un Direttore, e di tre Membri. Detta commissione rappresenterà la Società Teatrale, farà osservare il presente Regolamento, darà esecuzione alle deliberazioni prese dall'assemblea, provvederà a ciò che può occorrere al Teatro, secondo le attribuzioni più sotto designate.
 
Art. 8. - Nell'annua convocazione ordinaria di Gennaio, la Società fisserà il canone da pagarsi per gli spettacoli che si dovranno dare e per ogni altra spesa riguardante l'interesse sociale ed ogni socio sarà tenuto ad uniformarvisi. In casi straordinari, la società potrà durante l'anno stabilire un canone suppletivo.
 
Art. 9. - Il canone come sopra fissato verrà ripartito tra i soci palchettisti nella proporzione di un tanto per cento sul valore della rispettiva azione, come dall'art. 2.
 
Art. 10. - Sarà obbligo della Commissione di agire con mezzi legali contro colui che non avrà pagato il Canone entro tre mesi dall'epoca fissata.
 
Del Cassiere
 
Art. 11. - Il Cassiere verrà eletto dalla Società: egli rilascerà ai contribuenti le corrispondenti ricevute da lui firmate ed eseguirà i pagamenti tutti a carico del comune dominio sopra mandati della Commissione i quali dovranno essere firmati dal Presidente, da un Membro e dal Segretario. Di questi ordini sarà dal Cassiere tenuto un registro colle regolarità volute dal buon ordine di un'azienda e dovrà prontamente presentarlo a qualunque richiesta della Commissione od individuo da essa delegato, la quale è autorizzata a prescrivere quelle discipline che crederà più convenienti.
 
Del Segretario
 
Art. 12. - Il Segretario sarà eletto dalla Società: questo dovrà tenere esattamente registrati in apposito libro gli atti delle Assemblee Generali, e delle analoghe deliberazioni, stenderà gli atti delle sedute dalla Commissione, terrà in custodia e buon ordine l'archivio, ed eseguirà quant'altro riguardi il regolare andamento dell'Amministrazione sotto la dipendenza sempre della Commissione.
 
Del Custode
 
Art. 13. - Il Custode del Teatro verrà nominato dalla Società e dipenderà dalla Commissione. Egli avrà stretto obbligo di tener pulito ed arieggiato e di costudire diligentemente il Teatro compreso i palchi e tutti gli effetti in esso esistenti e di eseguire attentamente ogni sera durante gli spettacoli e dopo chiuso il Teatro una visita dovunque per prevenire qualsiasi pericolo o danno, epperò dovrà tenere presso di sé le chiavi d'ogni e qualunque luogo chiuso o da chiudersi di detto Teatro.
 
Art. 14. - La Società Teatrale fisserà gli assegni annui che giudicherà adeguati al Segretario, al Cassiere ed al Custode.
 
Del Direttore
 
Art. 15. - Al direttore è affidato l'incarico:
I°. - Delle pratiche pei contatti cogli Impresari.
2°. - Della sorveglianza perché detti contratti abbiano esecuzione in conformità delle condizioni stabilite dalla Commissione.
3°. - Del mantenimento dell'ordine sul palco scenico.
4°. - Della sorveglianza degli inservienti tutti del Teatro perché abbiano ad adempiere puntualmente le mansioni o incarichi loro affidati.
5°. - Dell'osservanza da parte di chicchessia delle Leggi, decreti, e regolamenti sui Teatri e delle deliberazioni prese dalla Società e dalla Commissione Teatrale.
 
TITOLO IV.
Delle Assemblee Generali.
 
Art. 16. - Nel mese di Gennaio d'ogni anno si dovrà regolarmente convocare la Società in seduta ordinaria affine di conoscere i conti, fissare se del caso gli spettacoli e la dotazione relativa, procedere alla nomina della Commissione e provvedere convenevolmente a tutti i bisogni del Teatro. La Società potrà però nel corso dell'anno essere convocata anche in sedute straordinarie per deliberare sopra oggetti particolari che non ammettano dilazioni od anche in seguito a richiesta scritta firmata almeno da 3/5 degli azionisti.
 
Art. 17. - La convocazione della Società dovrà farsi dalla Commissione con circolare nella quale verranno stabilite due diverse giornate con distanza di almeno tre giornate dalla prima alla seconda convocazione osservando le disposizioni dell'Art. 23; e l'ora dell'adunanza ed i titoli degli oggetti da trattarsi.
 
Art. 18. - Le adunanze si terranno nella sala del Teatro sotto la direzione della Commissione, saranno regolate dal Presidente o da un Membro della Commissione.
 
Art. 19. - Le azioni di ciascun palco del primo o secondo ordine sono di L. 350, quelle di ciascun palco di proscenio sono di L. 200.
Quelle di ciascun palco di 3° ordine variano da L. 80 a L. 140, come risulta dal registro delle volture.
Il palco Comunale ha una triplice azione di L. 350 e cioè L. 1050.
Ogni socio avrà diritto ad un voto per ciascun palco da lui posseduto.
Intervenendo due o più comproprietari di un sol palco e non convenendo chi di loro debba sostenere la rappresentanza, la Commissione farà ciò decidere alla sorte.
 
Art. 20. - Ogni socio palchettista non potrà essere rappresentato se non da un mandatario munito di dichiarazione del mandante.
I soci non potranno assumere rappresentanze. Un individuo non potrà assumere più di una procura. Il marito però potrà rappresentare la moglie anche senza delega.
 
Art. 21. - Per la validità delle deliberazioni della Società, nella prima convocazione sarà necessario sia rappresentata la metà più uno dei voti di cui può disporre la Società stessa.
Nella seconda convocazione invece le deliberazioni saranno valide qualunque sia il numero degli intervenuti.
 
Art. 22. - Le votazioni si fanno per alzata di mano. Le sole deliberazioni concernenti persone dovranno essere prese a schede segrete.
 
Art. 23. - Tutti gli atti delle sedute saranno tenuti validi ed obbligatori per tutti i soci, dovranno essere sottoscritti dal Presidente e dal Segretario.
 
TITOLO V.
Nomina della Commissione, degli Impiegati ed inservienti.
 
Art. 24. - La nomina della Commissione rappresentante la Società, del Cassiere e del Custode del Teatro, si farà sempre a maggioranza assoluta del numero dei voti rappresentati da chi di ragione, in conformità del presente Regolamento.
 
Art. 25. - I componenti della Commissione rappresentante la Società dureranno in funzione tre anni, e potranno essere rieletti.
 
Art. 26. - Le funzioni degli individui della Commissione rappresentante la Società sono gratuite; danno però diritto a rimborso delle spese forzose sostenute per l'esecuzione di speciali incarichi. Con la perdita poi della qualifica di membro della Società cessano le funzioni degli individui della Commissione.
 
Art. 27. - Ogni membro della Società, o suo rappresentante legale, potrà essere eletto a far parte della Commissione; non vi potranno far parte i mandatari muniti di semplice dichiarazione dei Mandanti.
La Commissione nominerà tutte le altre persone che servir debbono il Teatro, e le dimetterà come e quando lo crederà necessario; né chi abbia l'impresa degli spettacoli potrà aggiungerne o levarne alcuna senza l'approvazione e il permesso della Commissione.
Ogni e qualunque reclamo per parte dell'Impresa, dovrà essere presentato alla Commissione alla quale spetterà esclusivamente di far ragione sul medesimo.
 
TITOLO VI.
Degli attributi della Commissione.
 
Art. 28. - Le funzioni e gli attributi della Commissione rappresentante la Società sono:
a) Stabilire i contratti con gli Impresari entro i limiti delle entrate che verranno fissate dalla Società;
b) Aver cura che il Teatro sia provveduto di spettacoli decenti e piacevoli giusta le massime stabilite dalla Società;
c) Vegliare, ed occorrendo costringere pur anco in via legale gl'Impresari all'esecuzione degli obblighi stipulati nei loro contratti come pure altra persona avente obbligazioni di qualunque sorta verso la Società; al qual effetto si conferiscono alla Commissione suddetta tutte le opportune facoltà;
d) Provvedere alla manutenzione del Teatro e relativi annessi e connessi non escluso il mobilio;
e) Sopraintendere alla cassa e azienda del condominio;
f) Essere sollecita a verificare l'incasso di quanto possa competere o essere dovuto alla Società per qualsivoglia titolo o da qualunque debitore; liquidare i debiti della Società, convenire e soddisfarli, assumere investiture ed abilitare l'investente alle opportune iscrizioni ed intavolazione dei suoi diritti;
g) Sostenere a mezzo del proprio Presidente qualunque causa attiva e passiva concernente l'interesse sociale e rappresentare la Società in ogni oggetto giudiziario ed amministrativo, con facoltà di nominare avvocati e patrocinatori con diritto di sostituzione;
h) Aver cura che per le sedute ordinarie generali, fissate dal Titolo 4.° siano fissati i bilanci preventivi e consuntivi da presentarsi alla Società;
i) Stabilire le norme disciplinari per l'orchestra e pel servizio del Teatro sebbene che per questo provveda in parte il Titolo 7.°;
l) Destinare e mantenere l'ordinamento esterno dei palchi uniforme ed osservato esattamente da tutti i palchettisti;
m) Sospendere anche gli impiegati nominati dalla Società salvo di riferire alla medesima nella più vicina Assemblea;
n) Infine, fare e provvedere secondo la sua miglior scienza e coscienza tutto e quanto reputerà di mestieri in tutti quei casi in cui la Società date speciali prescrizioni salvo di riportare dove occorra la relativa sanatoria nella più vicina adunanza della Società.
La Società teatrale riserva a se stessa la facoltà di concedere o meno l'uso del Teatro per motivi estranei a quelli cui il Teatro venne destinato. La Commissione avrà però la facoltà di concedere l'uso del Teatro a scopo di divertimenti, spettacoli, feste civili e patriottiche o per conferenze scientifiche, artistiche, letterarie quando tale concessione non possa portare aggravio o pregiudizio alla Società Teatrale specialmente nei suoi rapporti con la Società d'illuminazione per la tassa della luce elettrica e colla Società d'assicurazione contro i danni dell'incendio. In qualsiasi eventualità l'alta sorveglianza e la direzione deve essere sempre tenuta dalla Commissione Teatrale e ciò per tutelare gli interessi della Società stessa.
 
Art. 29. - Per la validità delle deliberazioni della Commissione sarà necessario l'intervento almeno di tre membri della medesima e sarà cura del Segretario che gli atti delle sedute abbiamo ad essere firmati dagli intervenuti.
Le decisioni della Commissione saranno sempre prese a maggioranza assoluta dei voti.
 
Titolo VII.
Disposizioni riguardanti gl'inservienti.
 
Art. 30. - Gl'inservienti dovranno presentarsi a Teatro un'ora prima dell'apertura per assumere il loro ufficio. I ritardatari saranno puniti per la prima volta con una multa di L. 1,00; la seconda volta con una multa di L. 2,00 e la terza potranno essere licenziati, anche nel caso di assenza giustificata.
Gli inservienti presentandosi al servizio non potranno condurre seco persone estranee comprese quelle della loro famiglia.
Per tutti gl'inservienti indistintamente è prescritta la massima nettezza personale e proprietà nella tenuta di servizio.
E' pure prescritta la maggiore correttezza nel parlare, non ammettendosi assolutamente parole sconvenienti, sotto pena di licenziamento.
Gl'inservienti non dovranno ubriacarsi, ed in qualunque luogo del teatro si trovino, non dovranno fumare, ballare, cantare, applaudire né fischiare.
Non è permesso nessun atto confidenziale fra gli inservienti e il pubblico, dovendo ognuno attendere alle proprie incombenze in modo che tutto proceda con la massima regolarità e precisione.
E' obbligo assoluto degli inservienti di corrispondere con la massima cortesia alle richieste del pubblico, limitando le loro relazioni con questo, al puro necessario senza intrattenersi a conversare.
Tutti gli oggetti ritrovati dovranno essere consegnati subito al Direttore od a un membro della Commissione.
 
Disposizioni Generali
 
Art. 31. - Le multe che saranno inflitte agli inservienti in conformità del seguente piano organico, verranno riscosse a vantaggio della Società nei modi ordinari e in difetto di pagamento saranno applicabili le disposizioni dell'art. 10.
 
Art. 32. - Il presente regolamento discusso e approvato dalla Società convocata oggi in seduta ordinaria, e sottoscritto da tutti gli intervenuti, avrà esecuzione immediata.
 
Art. 33. - La necessità delle eventuali modificazioni al presente statuto-regolamento sarà fatta conoscere dalla commissione Teatrale alla Società, od anche in seguito a proposta scritta da almeno tre quinti dei componenti la società Teatrale.
 
Art. 34. - Il presente statuto regolamento colle definitive aggiunte e modificazioni oggi inscrittevi, sarà stampato e distribuito a ciascun socio per conto della Società.
 
Art. 35. - Per tutto ciò che non è contemplato nel presente regolamento, i soci si riporteranno alle disposizioni di Legge.

domenica 6 marzo 2016

sabato 5 marzo 2016

Dino Tagliavini “BAGIAN”: al bösch, la magana e l’alsana


Ho fatto la quinta elementare e non posso capire il dialettico giornalistico. E allora lascio spazio a voi giovani che avete studiato, che parlate bene: noi siamo un po’ più grezzi. Voi giovani – non tutti – ci considerate già sorpassati nella vita; invece no, dovete rammentare che un anziano ha molto da insegnare. Non importa se un vecchio ha l’ulcera, ha male alle gambe o altri malanni, perché se ha il cervello a posto, se vede il sole al posto del sole e la luna al posto della luna, c’è da ascoltarlo molto bene. C’è molto da scoprire nell’anziano: è come leggere un libro di storia.

Alla mattina all’alba si veniva già nel bosco e si raccoglievano i pali, i fasci di legna. Verso le dieci si faceva una pausa per mangiare: il picnic originale. Uno era addetto a fare il fuoco. Quando il braciere era pronto e noi avevamo finito di lavorare andavamo a mangiare polenta abbrustolita, lardo (di grasso ne mangiavamo dei bungion), e cuspiton (aringa sotto sale). C’era un amico, Tamplon, che ne mangiava sei, sette teste.

Non ti puoi immaginare quello che abbiamo vissuto ai nostri tempi. Sono del 1914 e a otto anni ero già a lavorare nel bosco. Ho visto tante cose, la miseria… Grazie a Dio ho sempre avuto il pane, la polenta e un po’ di companatico, ma c’era della povera gente che non aveva niente, solo tre, quattro fette di polenta.

Dopo la pausa delle dieci si tornava a lavorare fino all’una. All’una andavamo a mangiare al toc che era un crostino di pane avanzato e un piccola mela campanina. Nella mezz’ora del pasto raccoglievamo anche li perghi, perché era tradizione che i boscaioli dovessero avere come ricompensa, oltre alla paga giornaliera, venti perghi e an pal. E poi via ancora a lavorare fino a sera, dall’alba al tramonto.

Se tu avessi visto come si trasportavano le merci all’epoca sul fiume! Da Guastalla, Dosolo, Luzzara, con i battelli, a tirar l’alzana*. Sai cos’è l’alzana? Non te lo puoi immaginare.

Un giorno ero a ballare alla festa dell’uva in teatro a Luzzara - all’epoca avevo già diciassette, forse diciotto anni – quando alle due mi vengono a chiamare per andare sulla magana, il battello grosso che portava 180 quintali. Siamo andati a casa e ci siamo cambiati. Nei pressi della muntada, dove stavano i Martinelli, un mio amico ha preso una gallina che dormiva sotto un pesco. Siamo partiti e abbiamo vogato fino in bocca d’Oglio. Poi abbiamo preso l’alzana (prima o poi te la devo fare vedere perché non puoi capire) per trainare la magana fino a Canicossa, dove abbiamo caricato 60 quintali circa. Ci siamo diretti poi alla Bruschina, vicino a Cizzolo. Era una corte dove dovevamo caricare altre cose. Lì una vecchietta ci ha ospitato in una stalla e ci ha cotto la gallina in una brunsa. Abbiamo mangiato la gallina e dla söpa in dal brod. La mattina alle tre abbiamo caricato – è una roba che a raccontarla mi vengono i brividi pensando alla vita di adesso – e siamo arrivati dal Facion a Cizzolo, dove abbiamo legato la magana perché c’era scuro. Ci siamo diretti verso casa vogando controcorrente e siamo rientrati alle undici. Ad aspettarmi c’era un po’ di minestra che mi avevano messo da parte. Alle cinque siamo tornati a riprendere la magana per portarla a Luzzara. Abbiamo scaricato e caricato tutto sui carretti, che di camion non ce n’erano, e per tutto questo tribolare ho percepito 12 lire.

Testimonianza estratta da un documento video di Lorenzo Davoli

* L'alzana era una fascia, ottenuta con la tela delle vele oppure di un sacco, che il barcaro faceva passare attraverso la parte superiore del petto. Posteriormente veniva legata con una cordicella cui veniva annodata la corda che serviva per trainare la barca.

Link al documento video:

http://unpaese.blogspot.it/2010/11/ricordando-bagian.html