lunedì 31 gennaio 2011

Gente di Luzzara - nuovi scatti di Gianfranco Nodolini

PERIODO 1985 - 1990



PERIODO 1975 - 1980


Fotografie di Gianfranco Nodolini

mercoledì 26 gennaio 2011

Gente di Luzzara - ritratti e foto di gruppo di Gianfranco Nodolini

PERIODO 1975 - 1980

Gino

Saven

Arvina

Antony

Cioma

Cioma

Dialogo

Guido

Guido

Pepi

Rugant

Rugant

Gino Tagliavini

PERIODO 1985 - 1990



Scatti di Gianfranco Nodolini

mercoledì 19 gennaio 2011

Il campanile compie 100 anni!

Riparazione del campanile - Foto inviata da Rosa Gallusi

L’attuale torre della chiesa parrocchiale fu costruita nel 1911 allo scopo di sostituire il precedente campanile pendente, che fu demolito in fretta e furia nel 1909 a causa di seri problemi statici. Dal settembre 1902 al maggio 1905 infatti, l’inclinazione della vecchia torre era aumentata di 20 centimetri verso sud-est. Fu deciso allora di sospendere immediatamente il suono delle campane e fu concesso alla parrocchia di poter suonare quelle della torre civica. Nel febbraio del 1909 si decise di demolire solo la parte alta della torre, quella sovrastante il castello delle campane, ma la cattiva stagione ne impedì di fatto l’attuazione dei lavori. Nel marzo dello stesso anno (un mese dopo) si notò un ulteriore peggioramento a causa di surgive e infiltrazioni d’acqua e si ritenne pertanto opportuno atterrare l’intero campanile. Fu Don Teobaldo Soragna a disporre di calare tutte e tre le vecchie campane e procedere con la demolizione completa della torre, che avvene il 19 Maggio 1909. I mattoni vennero successivamente recuperati per essere utilizzati nella nuova costruzione del campanile. Il progetto della nuova struttura venne affidato all’ingegnere Francesco Magnanini, allora sindaco del paese.

Il progetto del campanile



Lo scavo per le fondazioni iniziò negli ultimi mesi del 1910 tra grandi difficoltà dovute alle condizioni meteorologiche avverse. Alla profondità di quattro metri e quindici centimetri venne trovato il terreno vergine atto a sopportare il peso della torre. Il basamento di metri 8 x 8 atto a sopportare la mole del campanile, fu fatto con sabbia e cemento nella proporzione di 120 kg di cemento ogni metro cubo di sabbia. Il dosaggio  - scrive don Teobaldo Soragna - non garbò al Perito Direttore sig. Dario Marocchi, quindi prese le sue dimissioni; il basamento però fu fatto come sopra perché così volle il sig. Sindaco Ing. Francesco Magnanini […]

E così, il 19 Gennaio 1911 alle ore 16.00, finalmente avvenne la posa della prima pietra della torre parrocchiale ed io - scrive l’arciprete - vestito di cotta e stola, assistito da chierici, ho impartito la rituale benedizione. La costruzione venne affidata al capomastro Roberto Ferrari di Luzzara.

Nei primi mesi di lavoro con lo scavo aperto si incontrarono numerose difficoltà sempre dovute al brutto tempo che imperversava nella stagione invernale e i costi per la costruzione aumentarono enormemente. Gli ornamenti computati erano inferiori a quelli disegnati sul progetto. Inoltre per risparmiare sulla costruzione, fin dall’inizio si era convenuto di fabbricare la torre con muratura mista, ossia utilizzare mattoni nuovi e vecchi (recuperati dalla demolizione del campanile), ma in realtà i mattoni della vecchia torre terminarono velocemente e si dovette procedere solo con laterizio nuovo appena cotto in fornace. Questo portò ad un ulteriore aumento imprevisto dei costi.

L’opera venne terminata il 31 Agosto 1911 con la posa della croce e del parafulmine sulla guglia della torre. Già ai tempi della costruzione il campanile non piaceva a nessuno. La relazione dei lavori del parroco don Teobaldo Soragna affermava: “A dire il vero questo che era il lavoro più importante non è riuscito, il pubblico si aspettava ben altro, vuoi in fatto d’ornato, vuoi in fatto di slancio e altezza, la colpa di chi è? In parte del capomastro e in parte del Sig. Sindaco che ha voluto attenersi troppo strettamente al progetto evidentemente sbagliato. Per me faccio voti perché dove ora trovasi la cupola ci si faccia la cella campanaria: […]”

La torre attualmente è alta 32 metri, si accede dal lato nord tramite una porta in legno a due ante che si chiudono con un catenaccio. All’interno del campanile vi è un unico spazio che dal piano terra arriva al solaio della cella campanaria. Attorno agli spessi muri perimetrali salgono le scale che portano alle campane, con struttura a volto di mattoni, corrimano in legno e montanti in ferro. La scala è composta complessivamente da 103 gradini.

Le cinque campane ed il relativo castello vennero commissionati nel 1912 alla Premiata Fonderia Pontificia Daciano Colbacchini di Padova. Delle campane originali oggi ne restano solo tre poichè nel 1942 due di esse, per ordine prefettizio, furono donate allo Stato italiano per la fabbricazione di ordigni di guerra. Le due campane mancanti vennero ricollocate nel 1950 e tuttora riportano la scritta “ABLATUM TEMPORE BELLI A D MCMXL - MCMXLV, RESTITUTUM PUBLICO SUMPTO 1950”.

Dalla Torre si possono godere alcune immagini di Luzzara molto suggestive.

LINK AL DOCUMENTO VIDEO

CURIOSITA’

- Essendo la torre dotata di murature spesse, durante la seconda guerra mondiale e in particolare durante gli allarmi aerei, i bambini dell’asilo parrocchiale venivano condotti nella torre fino al cessato allarme.

- La vecchia torre aveva tre campane, due del 1701 e una del 1706. Furono distrutte nel 1912 quando arrivarono a Padova con il treno e vennero gettate in caldaia insieme ad altro bronzo il giorno 19 Marzo alle ore 16.00 per formare le nuove campane.

- La campana maggiore (nota: sol) porta il nome di San Giorgio, quella collocata a sud porta il nome di San Vincenzo, quella ad Ovest porta il nome di Sant’Antonio e le due a nord portano il nome di San Giuseppe (nota: do) e dell’Immacolata (nota: re).

- Provate ad ascoltare il suono giornaliero dell’Ave Maria serale o della mattina. Malgrado sia suonata elettricamente, dopo i rintocchi della terza campana - quelle rivolta verso i giardini pubblici - il campanone suona 16 rintocchi suddivisi in quatto parti: 3 rintocchi (per ricordare il numero della Santissima Trinità), 5 rintocchi (il numero delle piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo sulla Croce), 7 rintocchi (il numero dei dolori affrontati da Maria), 1 rintocco (un unico Dio).

SCRITTE POSTE SULLE CAMPANE DEL 1912 
  
SOLI
DEO HONOR
ET GLORIA

CHRISTUS REGNAT
CHRISTUS IMPERAT
CHRISTUS AB OMNI MALO  
NOS DEFENDE

A FULGURE ET
TEMPESTATE
LIBERA NOS
DOMINE

IN TE DOMINE
SPERAVI
NON CONFUNDAR
IN AETERNUM

Ricerca a cura di Lorenzo Davoli e Mirko Anselmi


FOTO A CORREDO DELL'ARTICOLO


Schema posizione delle campane
Accesso alla cella campanaria

Campana piccola chiamata Immacolata

Campana San Giuseppe del 1950

Campana Sant'Antonio

Il campanile

Disegno del castello

Scala interna

Scala interna

Fregio di una campana del 1912

Il castello

Interno

Le due campane piccole:
San Giuseppe a sx e Immacolata a dx

Le due torri a confronto

Pianta sezione

Vista dell'abside e della torre civica

Prospetto nord

Scala interna

Scala interna

Scritta posta sul campanone del 1950

Scritta su una campana del 1912

Il campanile

Vecchio campanile demolito nel 1909
in una cartolina di fine '800

Vista della torre civica

Vista dei giardini pubblici

Vista del municipio

Luzzara: il campanile della Chiesa di San Giorgio

Link al video:

https://youtu.be/IKxtjUGvY5w

mercoledì 12 gennaio 2011

"A sunava li campani da star a let" - ricordando Nello Davoli


Il lavoro di campanaro mi fu offerto dal “vecchio Arciprete Don Fruscon” nel 1947, quando Eugenio Sacchi, soprannominato “l’Uliaren”, da molto tempo addetto alle campane, aveva lasciato il posto per motivi di età. Iniziai il lavoro di campanaro come supplente, in attesa cioé di una persona che si facesse avanti per rimpiazzare il vecchio Eugenio che aveva problemi di salute. Passarono i giorni, le settimane, i mesi: nessuno si fece avanti. A quel punto rimasi a fare il campanaro come secondo lavoro (in quegli anni lavoravo già mezza giornata nella ferramenta di Guido Berni).

Come campanaro non ho mai percepito uno stipendio. Fino al 1980, anno in cui vennero elettrificate le campane, per la mia mansione ricevevo le onoranze, ossia galline, capponi, farina, uova, cotechino, vino e salami che mi davano i contadini durante le feste più importanti. Quando entrai in servizio la torre era nuova, aveva poco più di trent’anni. Il campanile precedente pendeva e lo demolirono perché era diventato pericoloso. Avevano paura che cadesse sulle case. La torre vecchia non me la ricordo, ma ricordo la costruzione di quella nuova. […] L'attuale torre, a differenza della precedente, è abbastanza comoda, larga, e ci sono delle belle scale per salire in cima.

Dal 1947 al 1980, anno in cui sono state elettrificate le campane, ho suonato tutti i giorni l’Ave Maria mattutina e serale con i botti del tempo, il “segno", che preannunciava le messe a tre quarti d’ora dall’inizio, i “bottini”, a un quarto d’ora dall’inizio, il mezzogiorno, le feste e tutti i morti di Luzzara. Le campane una volta erano la voce del paese, era un segno di appartenenza. Tutto veniva regolato dalle campane, compresa la sveglia del mattino. Dopo il suono dell’Ave Maria annunciavo se la giornata era bella o brutta: un botto se era sereno, due botti se c’era nuvolo, tre botti se pioveva e quattro se stava nevicando. Tutti capivano il suono delle campane. Ad esempio le cinque campane suonate insieme comunicavano un giorno di festa o un momento particolare. Se si suonava da morto, si doveva indicare se era deceduto un maschio o una femmina. Ogni tanto infatti si interrompeva la suonata e si davano due colpi se il morto era maschio, tre colpi se era femmina.

Quando incominciai questo lavoro la torre possedeva solo tre campane, due erano state tolte durante la guerra e fuse per fare i cannoni. Avevano tolto una delle piccole e il campanone. Sulla cella campanaria c’era in dotazione un meccanismo a tasti che collegato con il batacchio tramite filo di ferro dava la possibilità di suonare delle melodie che venivano eseguite durante particolari giorni di festa, per un morto (ricco) o per alcuni battesimi. Avendo un buon contrappeso, le campane giravano lentamente e c’era la possibilità di suonarle tutte e cinque insieme a distesa. Il campanone, quello che montarono nel 1950 per sostituire la campana grande fusa al tempo della guerra, non ha mai funzionato bene. Non era solo un problema di dimensione e di stazza: forse la campana era sbilanciata. Molte volte rimaneva “impiccata” e dovevo salire sul castello per sbloccarla. Addirittura poco prima dell’elettrificazione si é scardinata, ed é uscita dalla propria sede. Il campanone venne tirato sulla torre .

Ultimamente la torre è infestata dai piccioni, ma quando ho iniziato io non se ne vedevano molti: “c’era la fame” e la gente se li mangiava. Io stesso appena ne trovavo qualcuno lo portavo a casa per cucinarlo. I piccioni in gran quantità sono comparsi quando abbiamo iniziato “a stare bene”, quando c’era la possibilità di mangiare qualcosa d’altro.

A causa della pioggia che entrava dai finestroni della torre, la polvere, l’umidità e soprattutto il ghiaccio, le corde si deterioravano velocemente e spesso erano da sostituire. Quando si strappavano dovevo salire sulla torre per annodarle. Una volta ho anche perso il batacchio di una campana; tiravo la corda e la campana non suonava. Allora sono andato a vedere che cosa era successo e mi sono reso conto che il batacchio era caduto nel giardino dell’asilo.[…].

Abitando sotto la torre, nell’ultima casa di Via Piave (al Burghen), avevo escogitato la soluzione per suonare l’Ave Maria della mattina con il campanone senza uscire di casa. Quando furono posizionate le due campane, il campanone venne collocato a est, verso la mia abitazione. Dovete sapere che il batacchio aveva un foro nella parte inferiore. Presi un fil di ferro che era lungo quasi tutta la distanza che andava dalla campana a casa mia e lo legai al batacchio. Nell’ultimo tratto, quello vicino alla mia abitazione, per una maggiore praticità (anche perché vicino alla finestra passavano i fili della corrente elettrica) avevo sostituito il filo di ferro con una corda che legavo nel corrimano della scala che andava in granaio. Alla mattina, quando tutti erano a letto, invece di uscire di casa con il freddo per andare a tirare le corde nella torre al buio (perché nella torre non c’è mai stata la corrente elettrica), avevo la comodità di tirare la corda del campanone dal pianerottolo di casa mia. Praticamente suonavo le campane “da stare a letto”.

Ho smesso di suonare le campane all’età di 73 anni, nel 1980, continuando però il lavoro di sagrestano (affidatomi nel 1955) fino al 1989, all’età di 82 anni, occupandomi anche della torre e delle campane che però ormai suonavano elettricamente.

Testimonianza di Nello Davoli raccolta da Lorenzo Davoli

sabato 1 gennaio 2011

Alcune poesie di Oder Scaini, il poeta del Po

I magaton

I è toch ad legn fusilisà
i scàta lonc a li spiarsi,
quand al Po al sa sbàsa.
L'era la brusaia di puvrèt:
i à drisava in pe par sugari
is tinseva li man
da tant chi era negar
chi pareva töti Pret
ca tulès in gir töti coi ca pasava.
Quand i à brusava
i fava un fom
cal spusava cme i debit,
e catif me al cor d'n'avucat;
ma tanta mana par i puvret,
ca ghe ne fus.

Sono tronchi di legno fossilizzati che si trovano lungo i sabbioni quando il Po si abbassa. Erano il carbone dei poveri: li mettevano in piedi per asciugarli e si tingevano le mani da tanto che erano neri che sembravano tutti preti che prendessero in giro tutti quelli che passavano. Quando li bruciavano facevano un fumo che puzzava come i debiti e cattivo come il cuore di un avvocato;ma erano una manna per i poveri, che ce ne fossero.


Po

Po,
sét pö amic te ad me
o me ad te?
A ghé ca dis
càt sé fiol dal Monvis
e a ghè ca dis càt sé fiol
dal Pian dal Re.
M'al saiòm, ne me e te,
ca siom fiol dlà stesa màdar,
la màdar dlì màdar, Natura.
Quanti nòt ta me fat sta cun i oc spalancà
a pansarat me amic;
Quanti sudisfasiòn càt me dàt
e quanti robi càt me insgnià:
a vrèr ben a la natura,
a vardàrla;
pr'esempi l'alba;
ad vedi l'urizunt
cmé àn miracul;
al s'inciàra
e pò da lè a lè al cambia culur
ècu al mument fatal:
a s'invia na bavèla
ca fa cricar li gòri
ècu al sul cal salta fora,
càl par parturì,
e intant ca t'at volti indrè
lè bela su càl sa specia in dl'acqua
e c'un la bava al fa li stèli
ca par c'l'abia rubà
nà feta ad firmament
par fa an regal ai so amic.
Chi è ca dis c'an ghè mia an Diu,
l'è an mat!
Quanti siri, strac mort,
a sùn gnu incuntra al tramunt
longa la via Alsaia
fin da Bustina,
e po sintà a parlà cun tè
e sfugaram.
Pö pian pian
a m'alvava so
e a catava nà maréla,
a la butava in s'l'acqua.
Par mè,
l'era la to facia, e l'to corp,
e a cuntinuava a parlà.
A gh'era di mument che la marèla
l'as firmava in di mùiet,
ca pareva c'là mà spitès,
e c'là mà dzès:
- Al sò càt sè strac! -
Ma, fin chà pasàva i'ultìm gabiàn,
c'lera scur
àn tà dzèva mia ciàu amic,
a vàgh a cà ca gò anca nà famèa!

Po, sei più amico tu di me o io di te? C'è chi dice che sei figlio del Monviso e c'è chi dice che sei figlio del Piano del Re. Ma non lo sappiamo ne io, ne te che siamo figli della stessa madre, la mamma delle mamme, Natura. Quante notti mi hai fatto stare con gli occhi aperti a pensarti mio amico; quante soddisfazioni che mi hai dato e quante cose che mi hai insegnato: a volere bene alla natura, a guardarla; per esempio l'alba; vedi all'orizzonte come un miracolo. diventa chiaro e poi dopo un momento cambia colore ed ecco il momento fatale: comincia a sentirsi un po' di brezza che fa muovere le foglie; ed ecco il sole che salta fuori, sembra partorito, e intanto che ti volti indietro è già alto che si specchia nell'acqua e con il vento luccica e fa le stelline, sembra che abbia rubato una fetta di firmamento per fare un regalo ad un suo amico. Chi dice che non c'è Dio è matto! Quante sere, stanco morto, ti sono venuto incontro al tramonto lungo la "Via Alsaia" fino da "Bustina", e poi mi sedevo a parlare con te, a sfogarmi. Poi piano piano mi alzavo, trovavo un pezzo di legno e lo buttavo sull'acqua. Per me, era la tua faccia, il tuo corpo, e continuavo a parlare. C'erano dei momenti che il pezzo di legno si fermava in una piccola ansa, e sembrava che mi aspettasse dicendomi: - Lo so che sei stanco! - Veniva buio e aspettavo che passasse l'ultimo gabbiano per dirti: - Ciao amico, vado a casa perché ho anche una famiglia! -


Lusera

Al mè bel paes ad gent
antic cmè la fumana,
tradisiunai cmè i fanai,
umbrus cmè la paura
ma siur at cultura.
L'urgoi dal paes
lè la tor, belesa rara da vardar,
ma al so arloi
an l'om mai pudù scultà.
l'è sempar rot
cmè an sugatul.
Te lusarès al saevat
cà ghe anca al campanon?
Si, parchè al suna sul
par li disgrasci, e pò
le sempar la smana at Pasion,
sempar ligà.
Gent ad Po ad tradision
da quand a ghè mond
e di sciur da bòn
ma i na mai fàt gnint ad bon.
A Lusera an suced mai gnint
par fnirla e scurtarla
che as fà ancora
la pulenta cùn la schida
e la stagnada.


A m'arcord

Ai ò pund da ment
na not al me Paes
in mes ai lamp ai tron;
e vulò a la ment un
rigurgit ad la guera. A
m'arcord la lus di
bengala li bombi ca
scupiava, e la pansa
voda cla bruntulava
cmà un magnan mal
pagà; a pansarac a
sura an ve ancora
fam tanta ca no patè.

Ho osservato attentamente / una notte al mio paese / in mezzo a lampi e tuoni; / mi è venuto a mente / un rigurgito di guerra / ricordo la luce dei bengala, / le bombe che scoppiavano, / la pancia vuota che brontolava / come uno stagnino mal pagato... / A pensarci sopra / viene ancora fame, / tanta ne ho patita!

Le campane della torre civica

Link al video:

https://youtu.be/WsjqIwM33oU

Torre civica di Luzzara

anno di costruzione 1724 - altezza metri 55.

Campana piccola:
fonditore Luigi Chiappani (1844)
nota: Re

Campana delle mezzore:
fonditore Luigi Chiappani (1834)
nota: La

Campana delle ore:
fonditore Luigi Chiappani (1834)
nota: Fa diesis

Campanone:
fonditore Capanni - Castelnuovo Monti (1973)
nota: Re