lunedì 27 dicembre 2010

L’idrometro: ricordi dall'ottobre 2000...

Fonte grafico: Radioclub "Antenna Amica" - Luzzara

Lunedì 16 Ottobre 2000, di ritorno da Parma dopo un esame universitario, mi cercò il mio amico Silvio volontario di Protezione Civile come me, per confermarmi i timori che in quei giorni tutti non volevano esternare: il Po avrebbe avuto una piena eccezionale che per livelli, ma soprattutto per durata, avrebbe messo a dura prova la tenuta degli argini maestro.

Quello che accadde dal mattino seguente con l’attivazione del COM a Guastalla da parte della prefettura, fu per me, e credo non solo per me, una delle esperienze più straordinarie ed uniche di tutta la vita.

Ho imparato a capire l’importanza degli idrometri, durante quei giorni e quelle notti passate in Comune, nell’ufficio della Responsabile dell’Ufficio Assistenza in compagnia di una radio, un computer, ed una branda (gentilmente messa a disposizione dal Comune ma mai usata…), il nostro idrometro era diventato un’ ossessione. Ricordo ancora la trepidazione per le comunicazioni delle quote che ogni ora (mezz’ora nei momenti più concitati) venivano trasmesse via radio al Comune dai volontari sugli argini, e a me e Marco toccava il compito di registrare e rielaborare, sotto la supervisione di Sauro, il tecnico Comunale, i dati raccolti durante il giorno e la notte per cercare di capire e possibilmente prevedere quello che il nostro fiume ci avrebbe riservato nelle ore successive. Allora, solo allora compresi l’importanza di quelle scale numerate che fino almeno al 1994, per me avevano il significato di poco più che ottime postazioni per la pesca a bilancia durante le abituali piene del Po …. Nel 2000 ho avuto modo di comprenderne l’importanza per il paese sia sul piano tecnico che psicologico, perché in quei giorni dove tutto ciò che accade sembra più grande delle tue capacità e delle tue possibilità di comprensione, sembra un sollievo avere “qualcuno” che ti dice “cùs la fà l’acqua a Lusèra….” Al punto che, se ricordi, c’era la fila per andare a vedere l’acqua in viale Po mentre si ascoltavano le considerazioni di Oder, Giurgiòn e tutti gli altri “òm ad po’ “ che ti dicevano di quanto l’Acqua saliva all’ora usando le tacche fatte su di un ramo con la roncola (vai al video "Luzzara: la piena del 2000").

Dopo l’esperienza di quella piena e dopo quella del 1994, durante la quale nei turni di sorveglianza e nel lavoro di confinamento dei fontanazzi io, in squadra con Lorenzo Davoli e Molinari Pietro detto “Ninni” (se non lo si chiama così non si gira nemmeno …), rifocillati dai panini alla mortadella, che a detta del Ninni: “la saèva àn po’ ad sùmmia” (scimmia per i profani …), credo che sia doveroso apprezzare il lavoro silenzioso svolto da alcuni luzzaresi , fra i quali adesso ricordo solo Carboni Oreste che, senza avere mai chiesto nulla in cambio, tenevano pulite le rampe degli idrometri.

Oggi ci sono i sonar le stazioni elettroniche e diversi presidi appositamente studiati, che permettono di seguire le piene del Po e degli affluenti, ma credo che questo non sminuisca né comprometta il ruolo e l’importanza degli idrometri sugli argini maestri. Se solo si potesse recuperarne l’aspetto e curarne la funzionalità (rif. articolo "L'idrometro San Giuseppe"), credo che avremmo a disposizione non solo un'importante opera storica accessibile a tutti, ma anche un importante alleato nella gestione delle eventuali future emergenze idrauliche.

Lorenzo G.

lunedì 20 dicembre 2010

L'antico mestiere del barbiere - ricordando Edgardo Levani e Bruno Maestri


Edgardo Levani e Bruno Maestri parlano dell'antico mestiere del barbiere e della vita in bottega. Il video è stato relizzato da Lorenzo Davoli il 31 luglio 1998.

giovedì 16 dicembre 2010

Ossana, anni '80: luzzaresi sul Vioz


In questa foto: Sandro Iori, Donald Scaini, Marco Tosi e Don Piergiorgio Torreggiani, attuale parroco di Luzzara.

Foto inviata da Sandro Iori

martedì 7 dicembre 2010

Uno scritto inedito di Guido Sereni dedicato a Felice Davoli


FELICE, UMORISTA MASCHERATO

di Guido Sereni

A Villastrada, al ristorante Nizzoli, ci siamo trovati a spezzettare del buon pane intinto nel vino. Non abbiamo resistito, è stato l’istinto. Quella energetica merenda dei mietitori si riprova quasi ad insaputa, ci si butta all’assalto: pane e vino. Intanto si chiacchierava di quella donna, di quella fabbrica, di quella cravatta di Za presa a Londra. E Felice subito a dire che la facevano qui vicino a Carpi, e le peggiori le spedivano in Inghilterra, ma a Za gli sarà costata di più del viaggio, quando da noi le davano in omaggio facendo una compera di “stracci-America”.

Imparentati oramai per assiduità con quell’ambiente, quasi nessuno faceva caso alla nostra presenza, a quella di Zavattini s’intende. Il maestrone, solitamente capo-tavola (ove s’insediava naturalmente), sciorinava i suoi madrigali rigorosi, sempre quelli, autocaricandosi. Il nostro “proboviro” non li rifaceva a memoria, gli bastava il suono, la presenza.
"Caro maestrone, stasera sei splendido, ci offri…"
Ma ecco puntuale Felice ad interrompere, gridando:
"La cena!"
Zavattini sosteneva il maestro dicendo a Felice:
"Tu sei sempre stato il nostro umorista mascherato, non so se il nostro amico sia d’accordo, comunque non lo raggiungerete mai per generosità “verbale”, vero maestro..?!?"
"Eh Cesare, me par la lega am desfi!"

Dopo cena iniziava il consueto vagolare disturbatorio nel centro, pieno di noi, prima che facessimo tavolata finale in casa di Za (che sembrava il medium di una disincantata seduta). E lì si depredava la dispensa. Spesso Zavattini sballottava qualche bottiglia sotto il cipiglio del “Nudul” - pur sapendo che il vino andava trattato con garbo - per ottenere l’esaltante commento: "L’ö lé àn cativ òst!"
Poi, adocchiata l’annata, diceva:
"Questa amici la invecchieremo…”
"Sì, sì, altri cinque minuti!" urlava Felice.
E Za, cambiando discorso:
"Senti Felice, volevo chiederti da tempo se nel mio caffè vengono anche i poveri."
"Eh, sì, sì, ma se ci fosse da fare la colletta per allontanarli, si raccoglierebbe una grossa somma. Tra quei borghesi c'è addirittura chi pensa che se quei “sovversivi” fossero gamberi, ne divorerebbe una padellata ad ogni pasto."

per gentile concessione della famiglia De Silvi

vai alle fotografie

Ricordando Felice Davoli e Zavattini: le foto inviate dalla famiglia De Silvi






per gentile concessione della famiglia De Silvi