venerdì 13 agosto 2010

Luzzaresi a Mosca

(...) Ad aspettare il nostro gruppo all'aeroporto troviamo due giovani universitari moscoviti, Alessandro e Mascia, che per i cinque giorni successivi saranno i nostri interpreti e le nostre guide: ci aspettano giorni pieni di intense emozioni. Vogliamo conoscerla Mosca? Sì, in gruppo con la guida. Camminando lungo una via, passo dopo passo parliamo, gesticoliamo, commentiamo: tutto è una novità. Ci imbattiamo in alcuni passanti. - Italiansky, italiansky! - ci dicono. - Eh? Beh, sì, italiani - rispondiamo. Come fanno a saperlo? - Italiansky, Emilia, Emilia... Oh bella, ci riconoscono come emiliani. Non sarà che la nomea di "Emilia la rossa", politicamente parlando, è arrivata fin qui? Chiediamo aiuto alla guida: - Ma come sanno di noi? - L'hanno capito dalle parole, dai suoni della vostra lingua, dal vostro modo di gesticolare. Voi italiani godete, per lo più, di una grande simpatia, nonostante l'ultima guerra e l'invasione. Quelli sono solo un gruppo di tifosi che hanno seguito la squadra di calcio di Mosca quando è venuta a giocare una partita proprio in Italia, a Bologna. Mah, guarda le combinazioni del caso: anche il calcio serve a farsi conoscere. (...)

(...) Che simpatia ci ispirano le nostre guide: cordiali, pronte e attente. D'altra parte, senza di loro come potremmo gestire il nostro tempo? Qui, in oriente, l'alfabeto non è il nostro (quello latino), si parla e si scrive il "cirillico", dal monaco Cirillo che, derivandolo dal greco, nel lontano medioevo lo diffuse in oriente. Vocali e consonanti si scrivono e si leggono diversamente da noi. E' un piacere conversare con gli interpreti che, senza inflessioni, parlano molto bene l'italiano: sono studenti universitari, e quale cultura traspare dai loro discorsi. Ovviamente conoscono la storia dell'antica Roma e di Costantinopoli, ma ciò che sorprende è che sanno tutto dei nostri poeti, dei nostri pittori... già il rinascimento, la nuova cultura che si diffuse in Europa, a occidente e a oriente. I due interpreti, le nostre guide, sono con noi durante le cerimonie ufficiali e le visite previste dagli organizzatori del viaggio, ma ci lasciano ampi spazi di libertà. Saliamo e scendiamo dagli autobus, per una via e per l'altra. Nei mezzi pubblici si pagano 4 copechi, che al cambio sarebbero circa 20 lire. Leggiamo insegne, cerchiamo di capire. "Kacca" leggiamo su un edificio pubblico. Beh, se la "c" si legge come una "s" forse è solo una cassa: di risparmio forse? Tra l'altro, anche sul mezzo pubblico ci riconoscono come italiani: sembra che ce l'abbiamo scritto sulla fronte. (...)

(...) Non è per la cattiva volontà di chi gestisce l'albergo Ostankino, però il cibo non è un granché e non riscuote perlopiù il nostro gradimento. Come primo ti servono una specie di zuppa, una poltiglia, come secondo carne o pesce. Credendo che sia di tuo gradimento ti offrono il caviale: uova di salmone o di storione, se non sbaglio pesci che vivono nel mar Caspio, là dove il Volga si getta. Si commenta: - Che roba è mai questa? Spaghetti o maccheroni ci vorrebbero. All'improvviso un tale esclama: - Ci penso io! Si allontana, sale nella sua camera, apre la valigia e prontamente ritorna: in mano ha un salame. Se l'è portato da Reggio. - Già, lo sapevo io che sarebbe finita così! Lo affetta, ne offre... - E' di Felina! - commenta. Proprio quello che ci voleva. L'URSS, la rivoluzione d'ottobre, il primo maggio, d'accordo; i gusti però sono gusti. Ad ognuno il suo. (...)

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Ricordi di Tullio Losi